Tra tutti gli aggettivi che si possono attribuire a una pianta, bizzarro è quello che più si addice al giglio. Tra i fiori più amati dalle spose, elegante sontuoso, a tratti troppo perfetto. In giardino è altissimo, ondeggiante, quasi impacciato dai quei fiori così grandi in cima a uno stelo troppo magro. Il giglio è bizzarro e fa tutto al contrario: germoglia in inverno e mette su un bel cespo di foglie verdi, lucenti e compatte impavide sul terreno gelato; poi arriva l’estate, smagrisce e secca. A giugno, quando finalmente si apre il fiore lassù in cima a quegli steli infiniti la pianta ha tutta l’aria di essere moribonda: il giglio sboccia in un ultimo stenuante sforzo in cui dà il meglio di sé.

Nella grande famiglia dei gigli il più comune nei giardini è il Lillium candidum, il giglio di Sant’Antonio, originario dei Balcani e dell’Asia occidentale raggiunge facilmente 1,2 metri di altezza, ha grandi fiori bianchi e un profumo che non si dimentica. Tantissime sono le specie e varietà ibridate differenti per colori, profumo, dimensione e portamento.

Quelli classificati come gigli moderni, e coltivati per la produzione di fiori recisi, hanno fiori doppi, più grandi e appariscenti, sono privi di polline e non profumano, così da ovviare ai petali macchiati e al profumo troppo forte.

Coltivare i gigli in giardino

I gigli sono piante perenni bulbose. Si mettono a dimora in autunno a una profondità pari a due volte la grandezza del bulbo e a una distanza di 15-20 cm l’uno dall’altro. Il terreno dovrà essere ben drenato, in una posizione soleggiata ma non troppo calda. Nei mesi freddi si formerà una rosetta di foglie dalla quale si innalza lo stelo florale che a seconda delle varietà può raggiungere un’altezza tra gli 80 e i 200 cm. Si annaffiano quando il terreno è asciutto, dalla primavera all’autunno. In giardino stanno bene accanto agli Hemerocallis: hanno le stesse esigenze in fatto di acqua, esposizione e terreno, fiori simili per forma e portamento, ma cespi di foglie lunghe, sottili e verdissime che nascondono quelle secche e spelacchiate dei gigli.