Al Rifugio Alpenzu tra larici secolari

Lo scorso inverno mi sono messa a cercare una casetta in Valle d’Aosta. Non che io possa permettermela, ma mi andava di fantasticare su un pied-à-terre tutto mio in una regione che amo per centouno motivi e che mi ha sempre fatta sentire a casa. Passare il Forte di Bard è per me essere al sicuro da qualsiasi brutto pensiero. Tra le pietre di Aosta, i paesaggi appuntiti e i larici che cambiano faccia a ogni stagione, ho vissuto per un po’, studiato, incontrato alcuni dei miei amici più cari. Ho sbucciato ginocchia da bambina e fatto a gavettoni da adolescente. Ho incontrato il primo amore e un po’ anche il secondo. Ho passato estati, Capodanni e impresso per sempre i Natali perfetti: quando la famiglia si allarga e come per magia contano solo la neve, il ramo di abete da appendere alla porta e la scorta di arachidi.

Qualche settimana fa la scusa della ricerca della casina perfetta, minuscola e arroccata, mi ha portata al Rifugio Alpenzu, a metà strada tra Gressoney-Saint-Jean e Gressoney-La-Trinité. Un pratone, 12 case, un rifugio, una chiesetta dedicata a Santa Margherita e un forno con vista sul massiccio del Monte Rosa. Si arriva in 45 minuti a piedi attraverso un bosco di larici secolari.

Tre le tappe per chi non riesce a fare a meno di clorofilla:

La foresta di protezione dei larici

Lungo il sentiero se ne incontrano tre, ma in tutto sono nove i larici (Larix decidua) inseriti nel registro regionale degli alberi monumentali con un età stimata di 500 anni presenti nella foresta di protezione che si attraversa per salire ad Alpenzu. In cima, oltre le case del piccolo villaggio walser, domina un Acer pseudoplatanus vecchio di tre secoli.

Il giardino botanico di Castel Savoia

Scendendo a Gressoney-Saint-Jean il giardino botanico alpino di Castel Savoia raccoglie specie alpine locali e provenienti da altre parti del mondo tra cui rododendri, stelle alpine, genziane, aquilegie, semprevivi e sassifraghe. È aperto tutto l’anno, ma il periodo migliore per una visita è tra luglio e agosto.

Paysage à manger

Paysage à manger sono ortaggi, frutti e patate antiche coltivate ai piedi del Monte Rosa da quattro giovani contadini (due valdostani, un biellese e un milanese) che si impegnano a riscoprire e coltivare ortaggi perduti.